STUDEAMUS – 6

Servendoti della traduzione italiana, accoppia le parole latine di 1ª declinazione a quelle corsive del testo italiano:


1. Presso un bosco frondoso vi è una bella villa; là abita una signora famosa con una fanciulla diligente. La madre di famiglia siede di fronte alla porta e lavora la lana; la fanciulla offre il cibo alle colombe nel cortile della villa. Un merlo canta nella gabbia, nei boschi le allodole e gli usignoli. La fanciulla prepara la cena, orna la tavola con rose bianche e rosse, colloca i piatti sopra la tavola e chiama la madre a tavola. La signora vede l’attività della figlia e la loda, e spesso narra favole meravigliose o la storia della sua giovinezza, quando lei stessa saltava tra le fanciulle. La ragazza canta lieta, tacciono i boschi silenziosi, borbotta l’acqua mormorante, regnano dappertutto la letizia e la concordia.

Apud frondosam pulchra est; ibi habitat clara cum sedula . Mater sedet ante et tractat, praebet in . In cantat , in et . parat, ornat albis et rubris, locat super et matrem vocat ad . videt atque laudat, saepeque narrat miras aut suae, cum ipsa inter saltabat. cantat laeta, immotae silent , murmurat garrula, regnant ubique et .


2. Anticamente numerosi mostri infestavano l’Attica e i pirati [la] affliggevano. Poi Teseo, figlio di Egeo, liberò l’Attica dai mostri e [la] rese sicura dalle insidie dei pirati. In seguito si occupò di uccidere il Minotauro, un mostro crudele e orrendo. Infatti gli abitanti di Atene, sotto il giogo del tiranno di Creta, ogni anno sette fanciulli e altrettante fanciulle dovevano inviare a Creta in preda al mostro. Il Minotauro viveva nel Labirinto, una costruzione intricata dalla tortuosità. Molte vie conducevano attraverso il Labirinto, ma era arduo giungere al centro e ancor più dura uscire da lì. Ma Arianna, figlia del tiranno, acceso dall’amore di Teseo, offrì un aiuto al giovane. Teseo distese un filo e segnò le vie. E così, dopo che uccise il Minotauro, con l’aiuto del filo percorse di nuovo gli innumerevoli meandri e uscì fuori dal Labirinto.

antiquitus innumera monstra infestabant et vexabant. Postea Theseus, Aegaei filius, a monstris liberavit tutamque a reddidit. Deinde studuit necare Minotaurum, monstrum saevum et horrendum. Nam , imperio tyranni , quotannis septenos pueros totidemque monstro ad mittere debebant. Minotaurus degebat in Labyrintho, aedificio implexis maeandris; multae ducebant per Labyrinthum, sed erat arduum ad medium pervenire et etiam magis arduum axcedere inde. Sed , tyranni , Thesei amore incensa, fili auxilium praebuit. Theseus filum explicavit et signavit; itaque, postquam Minotaurum necavit, fili auxilio innumeros maeandros iterum percurrit et integer e Labyrintho evasit.


3. Orfeo, poeta famoso per il suono della lira, calmava anche le belve e commuoveva anche i sassi. Con Orfeo conduceva beatamente la vita la sposa, la bella ninfa Euridice. Ma una volta una vipera morse la sposa e [la] uccise. Allora Orfeo, nella grande tristezza, tentò di commuovere l’animo di Proserpina, regina degli Inferi, e così ricondurre la sposa tra i vivi. Discese agli Inferi, entrò presso il soglio di Proserpina e cantò soavemente con la lira. Da tutte le parti accorrono le ombre dei morti, tace l’orribile mostro Cerbero, cessano le sofferenze dei dannati. Infine Orfeo commuove anche l’animo di Proserpina e la regina esaudisce le preghiere del poeta: Euridice tornerà tra i vivi, ma nella via il marito non dovrà voltarsi a guardare la femmina. Orfeo esulta per la gioia, ma poi, mentre procede, incautamente volta gli occhi. Subito la regina degli Inferi richiama la femmina; Orfeo piange e supplica, ma invano: infatti non ha più il potere di trattenere la sposa.

Orpheus, sono clarus, etiam molliebat, etiam saxa movebat. Cum Orpheo beate agebat, venusta Eurydice. Sed olim momordit et necavit. Tum Orpheus, in magna , animum, Inferorum , commovere temptavit et sic ad vivos reducere. Ad Inferos descendit, ad solium accessit et suaviter cecinit. Mortuorum undique accurrunt, horridum monstrum Cerberus tacet, cessant damnatorum supplicia. Tandem Orpheus etiam Proserpinae animum commovet et vota exaudit: Eurydice ad vivos remeabit, sed in maritus respicere non debebit. Orpheus exsultat gaudio, sed postea, dum procedit, incaute oculos vertit. Statim Inferorum revocat; Orpheus flet atque plorat, sed frustra: nam retinere iam non valet.